Lo sfogo degli imprenditori di Rete Sicilia Festivals condiviso da importanti festival siciliani: Ypsigrock Festival, Indiegeno Fest, Beat Full Festival, Alcart Festival

La Sicilia è un’isola a due velocità, da un lato vi sono gli imprenditori culturali, giovani pieni di idee e con  una visione concreta e innovativa e dall’altra, una classe politica incapace di  cogliere il cambiamento.

È questa la nota dolente dello sfogo tradottosi in una lettera aperta che i giovani imprenditori culturali della Rete Sicilia Festivals indirizzano alla classe politica siciliana perché, un cospicuo fondo è stato destinato solo per alcune iniziative culturali come Sicilia Jazz Festival, BellininFest, Eolie Music Fest, penalizzando quiei giovani imprenditori che già, da circa vent’anni in Sicilia hanno dato vita a svariate realtà culturali, giovani, fresche e pulite che si impegnano per fare e fanno, con tutte le difficoltà del caso, impresa culturale in modo innovativo e che  puntano alla promozione concreta dei territori grazie al successo dei loro festival musicali come i festival della Rete Sicilia Festivals: FestiValle ad Agrigento, Opera Festival a Milo, Mish Mash  a Milazzo, Djoon Experience a Favignana/Castellamare del Golfo, Mondo Sounds ma anche altre realtà che tanto hanno dato ai loro territori, basti pensare a Ypsigrock a Castelbuono, Beat Full a Palermo, Alcart ad Alcamo, Indiegeno Fest tra Patti e Tindari. 
Tutte realtà di produzione culturale consolidate che non solo esistono in Sicilia, ma operano già, rischiando  quasi sempre tutto di tasca propria, che non godono di alcun sostegno da parte delle istituzioni regionali e che  anzi, il più delle volte proprio con la lentezza e l’inefficienza della macchina burocratica amministrativa, devono  lottare per portare ogni anno a casa la loro edizione

“I festival della Rete Sicilia Festivals, anche nel 2021, hanno saputo reinventarsi, innovare, riprogrammare in piena  sicurezza, hanno messo in atto buone pratiche sulla sostenibilità, incrementato i progetti di inclusione sociale ed  hanno saputo fare promozione del territorio generando un indotto turistico considerevole – dice Fausto  Savatteri, Direttore artistico e fondatore di FestiValle – Perché i festival oggettivamente meritevoli organizzati dai giovani siciliani non vengono finanziati?  Perché la Regione continua ad avere questo atteggiamento discriminatorio nei confronti della giovane  classe imprenditoriale siciliana ostacolando il ricambio generazionale?”

“L’ennesima occasione persa – commenta Francesco Culcasi, presidente di Sicilia Festivals – manca una  visione di ampio respiro e ad ampio raggio sul territorio, per giustificare uno stanziamento del genere  di denaro pubblico. crediamo che quei soldi potessero essere investiti  meglio, per finanziare i progetti davvero innovativi, come quelli di chi da anni opera sul territorio,  soprattutto per aiutarli ad uscire fuori dal periodo di crisi, invece che finanziare iniziative musicali dalle scelte artistiche abbastanza scontate e a dir poco stantie.”

“L’atteggiamento della politica siciliana sorda alle richieste di una nuova generazione di imprenditoria  culturale é ingiustificato – incalza Andrea Cavallaro, direttore generale di Sicilia Festivals – I nostri festival  sono perfettamente in linea con gli obiettivi sia generali, sia strategici, citati nel D.A. del 27/07/2021 di  sviluppo turistico regionale del triennio 2021/2023, eppure sono rimasti esclusi da qualsiasi forma di  finanziamento.  Abbiamo proposto – già nell’aprile 2020 – una mappatura degli eventi culturali siciliani per la nascita e  tutela della categoria dei festival boutique, finalizzata alla creazione di un asset di  intervento che consenta agli operatori di poter programmare le edizioni dei propri festival con sempre maggiore efficienza, un progetto rimasto nel  cassetto ed incompiuto. Idem per le interlocuzioni avanzate sulla necessità di avviare un iter legislativo  volto al riconoscimento dei nostri festival. Mentre in tutta Italia assistiamo ad una crescita di  consapevolezza del valore della progettazione culturale, dei nuovi centri culturali, e dei festival come modello di promozione e innovazione del territorio, inspiegabilmente le nostre Istituzioni regionali non si  accorgono del fenomeno dei festival boutique siciliani.  E’ necessario avviare un tavolo tecnico e ragionare insieme sulla possibilità di adottare nuovi modelli  di gestione per la promozione  del settore dello spettacolo che possano dettare linee strategiche coerenti per uno sviluppo del sistema musicale regionale, sostenibile, innovativo ma soprattutto contemporaneo. Comprendere il cambiamento in atto ed avere una visione di medio-lungo periodo non può prescindere  inoltre dal coinvolgimento del tessuto socio economico dell’isola e degli operatori che, più di altri, negli  anni hanno dimostrato di saper comunicare i valori del nostro territorio e generare incoming turistico.” 

“Quando hai un budget sicuro di 650 mila euro puoi davvero permetterti di fare innovazione culturale  e cambiare con le tue iniziative il tessuto sociale che ti circonda – aggiunge Lucrezia Muscianisi, direttrice  artistica di Mish Mash Festival – con queste cifre si può lasciare tanto al territorio in termini di esperienze, di  rigenerazione urbana, di contenuti culturali veri e concreti, che non si possono ridurre ad un concerto  di Alex Britti o Mario Biondi. I nostri piccoli festival questo ce lo insegnano da anni, passo dopo passo,  edizione dopo edizione possiamo constatare con mano come alcuni messaggi, come ad esempio il  rispetto per l’ambiente e per le differenze culturali e sessuali, siano passati dal pubblico dei nostri  concerti alle comunità dei paesi e dei luoghi che ci ospitano. Cosa che siamo certi che i festival  finanziati dalla Regione difficilmente siano riusciti a fare. Discutibile anche la loro comunicazione a mezzo  social o stampa. Sicilia Jazz Festival e BellininFest sono stati addirittura in grado di promuovere sulle  maggiori rete televisive nazionali i loro eventi con spot dai costi elevatissimi, in cui si propone solo  un’idea stereotipata della nostra terra: mare, spiaggia e bella donna scollata.”

Per il futuro sarebbe auspicabile un’inversione di rotta affinché il mondo dell’imprenditoria culturale  siciliana e le istituzioni regionali, in primis l’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, possano  interagire e ascoltarsi vicendevolmente, in modo da poter programmare e realizzare eventi culturali e   festival che siano davvero occasioni di rigenerazione economica e urbana per il territorio e che possano  costituire un investimento utile in termini di promozione turistica che abbia ricadute effettive sull’economia  siciliana.

Author: Irene Galati

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