Andiamo dal preside!

C’è da scommetterci, tra le istituzioni che sicuramente esisteranno fino a quando sulla Terra ci
saranno uomini, la scuola sarà tra queste e al primo posto.Come è già accaduto nei millenni scorsi,
cambieranno i programmi e cambieranno i metodi di insegnamento, ma essa continuerà ad essere il
pilastro che, insieme con la famiglia, sorregge l’architettura della società civile.
Di riforma in riforma, a partire dalla legge Casati con la quale nel 1861,appena compiuta l’unità
nazionale, venne introdotto in Italia l’obbligo scolastico, la scuola ha tentato — non sempre
riuscendoci– di tenere il passo con l’evoluzione della società nelle forme e nei contenuti. Tuttavia,
credo sia mancato finora un adeguato collegamento tra la stessa scuola e il mondo del lavoro.
Mancanza di collegamento che è stata accentuata dalla riforma del 1962 la quale, introducendo la
scuola media unificata, abolì, per malinteso senso egalitario, il Professionale spezzando così il
primo anello tra l’aula e l’officina. La stessa università manca tuttora ,tranne qualche eccezione sul
versante degli studi scientifici, del necessario elemento di raccordo con le attività produttive.
E’ soprattutto su questo che la Scuola dovrebbe riflettere, mentre sembra dare più attenzione
all’organizzazione, per così dire, burocratica fino a trasformarsi ,con l’introduzione dell’Autonomia a
metà degli anni ’90,in una sorta di azienda dotata di uno staff i cui membri, ciascuno con le proprie
competenze ,contribuiscono al funzionamento della complessa macchina.
In questo nostro approfondimento sulla scuola abbiamo incontrato il professore Santo D’Angelo
dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale “Marconi” di Venegono Superiore ma anche
preside del Cpia1 Varese di Busto Arsizio. Con il preside D’Angelo abbiamo cercato di capire
meglio la trasformazione subita dalla scuola negli ultimi tempi.
Prof D’Angelo (nella foto) chi è il preside oggi?
Oggi la figura del preside è cambiato notevolmente ed in virtù delle modifiche apportate dalle
normative riveste il ruolo di dirigente scolastico quindi con incarichi più amministrativi che
didattici. Il dirigente oggi ha incarichi aggiuntivi, riveste infatti anche la figura di datore di
lavoro diventanto di fatto responsabile di tutto il personale assegnato alla sua scuola. E’ il
responsabile della sicurezza e risponde di tutto ciò che avviene all’interno del plesso scolastico.
Nella situazione pandemica in atto viene attribuito, per la tutela della salute di tutti, al dirigente
il compito della messa in quarantena

Vista a sua esperienza di docente prima e dirigente scolsatico oggi, cosa cambierebbe alla scuola?
La scuola viene regolamentata da un insieme di leggi che spesso si prestano alla libera
interpretazione dei dirigenti scolastici, occorrerebbe intanto uniformare le leggi per evitare che
ciò continui ad avvenire. Cambierei anche il corpo docente la cui media risulta tra le più vecchie
d’Europa. Con l’avvento delle nuove tecnologie che hanno permesso l’introduzione di strumenti
importanti come ad esempio la DAD ( Didattica a Distanza nd.r.) alcuni insegnanti vicini al
pensionamento hanno avuto enorme difficoltà a familiarizzare con i mezzi, non tanto per
l’apprendimento dello strumento quanto per adeguare la didattica allo strumento utilizzato. Una
mancata innovazione da parte degli isegnanti un po’ troppo restii anche agli aggiornamenti si
traduce anche in un distacco da parte dei ragazzi verso l’istituzione scolastica che risulta troppo
lenta rispetto ai tempi

Scuola e famiglia sono stati un binomio vincente per la crescita di tantissime generazioni, oggi
qualcosa nel meccanismo si è inceppato, perché secondo lei?
La scuola ha sempre avuto i ruolo di coeducatore dei ragazzi, oggi le famiglie utiizzano la
scuola come luogo dove tenere parcheggiati ragazzi per poter recarsi tranquillamente a lavoro. I
gentiori così facendo non riconoscono più il valore fondamentale della scuola. Sarebbe
necessario perciò che si ritornasse ad avere una giusta collaborazione da parte delle famiglie
perché non ci si deve dimenticare che il ruolo centrale della scuola è quello di creare cultura. Nel
mio piccolo sto cercando di coinvolgere le famiglie all’interno della scuola attraverso alcuni
progetti quale ad esempio “officine creative” un progetto di quest’anno dove i genitori realizzano
un laboratorio con all’interno il settore dedicato al cucito, alla cucina ed alla falegnameria.
Abbiamo realizzato anche il progetto dell’orto didattico dove i nonni in collaborazione con la
scuola abituano i ragazzi alla gestione di un piccolo orto. E’ un progetto di inclusione che ha
portato enormi risultati di interessamento specialmente per i ragazzi H che avendo alcune
difficoltà a restare in classe riescono ad applicarsi perfettamente in attività alternative che
suscitano i loro interesse

Preside oltre ad essere dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale Marconi di Venegono Superiore è
anche il dirigente del Cpia1 di Varese, Cpia che è una scuola diversa dalle altre perché ha un’offerta
formativa per gli stranieri che vogliono apprendere la lingua ed offre la possibilità di ottenere la
licenza media a coloro che per i motivi più disparati non sono riusciti a conseguirla nei tempi
corretti. Due mondi scolastici a confronto?
Si sono completamente due mondi diversi, nel comprensivo la presenza della famiglia si fa
sentire mentre nel Cpia, considerata l’età degli scolari, il rapporto con le famiglie è
praticamente nullo. Cambia anche per il dirigente dunque il modi di approcciarsi. Erroneamente
si pensa che il Cpia sia un’astronave che viaggia per i fatti suoi quando invece proprio per il
ruolo di inclusione svolto ha necessità di essere integrata a tutto il sistema scolastico in modo da
poter svolgere a pieno la sua funzione educatrice

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Author: Marzio Costa

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