Palermo, la Sicilia non ci sta al coprifuoco dalle 22. L’On. Galluzzo “non tiene conto delle abitudini dei siciliani”

Oggi 26 aprile è una data importante per gran parte del nord Italia, quella in zona gialla: dopo molti mesi riaprono le attività potendo pranzare e cenare al tavolo all’aperto, ma sul coprifuoco è scontro al Governo su più fronti politici e domani in aula alla Camera si voterà per una revisione della misura. Il ministro della Salute Speranza invece, già considera una possibile verifica ma non prima di metà maggio. In tutto ciò, esclusa la rossa Sardegna, le aracioni Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia restano in un limbo dove il comparto turistico non ha voce e niente che accade fa pensare che ci possa essere una repentina ripresa primaverile.

In Sicilia il deputato regionale all’Ars Pino Galluzzo, in merito al coprifuoco e alla possibile costante diminuzione del numero dei contagi, dice: “Ho chiesto al presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci di interloquire col Governo nazionale per far cambiare idea sull’orario che imporrà per decreto uno stop totale dalle ore 22.00 alle 5 del mattino fino a metà estate. Bisogna rispettare le regole, certo, ma alle dieci di sera in Sicilia si sta pensando ancora a cosa cenare o cosa ordinare da mangiare”. Un dato oggettivo che nella nostra regione d’estate diventa un canone anche dell’economia interna. Continua Galluzzo “Molte aziende, locali e attività in genere sono a conduzione familiare e la possibilità di diventare zona gialla considerando il basso dato sui contagi, permetterebbe alla Sicilia di risollevarsi. È un’ordinanza che non tiene conto delle abitudini dei siciliani e che deve valutare aspetti basati su criteri zonali, stagionali e regionali.Il turismo, le attività commerciali, la ristorazione, i piccoli imprenditori, le imprese stagionali, e penso nel dirlo a tutta la regione e alle sue isole minori, non possono e non potranno sopportare un blocco orario di questo tipo. È una scelta di buon senso.

Author: Irene Galati

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