SLOW FOOD SPOSA IL PROGETTO DI SANTORO “DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO”,“LA VASTEDDA MICIUFFOTA” NUOVA RICETTA REGISTRATA MYSOCIALRECIPE

La Vastedda Miciuffota” è la nuova ricetta registrata con autentica certificazione Mysocialrecipe dello chef siciliano Giuseppe Santoro che di recente, è stato anche premiato “IL MAGNIFICO” nella città di Firenze per la valorizzazione del Made In Italy nel mondo. Ad oggi lo stesso dice “una cosa e’ sicura, si sono ritrovati momenti persi o dimenticati nel tempo, ed ecco riscoprire e rispolverare alcuni ricordi di vita quotidiana del passato, riaffiorano, come momenti indelebili nelle nostre memorie, tradizioni che hanno fatto Storia nella nostra cultura”.

Così la nuova ricetta è dentro il nuovo progetto “ Dacci oggi il nostro pane quotidiano “ con cui lo chef vuole valorizzare anche i Prodotti Siciliani e il Territorio. All’interno del suo gruppo: lo Chef Giovanni Cannavò che proprio dalla storia e della cultura gastronomica Siciliana ci ha fatto una professione scrivendo interessanti volumi:“ I geli e pesti degli dei”e il libro “Nonno Giovanni l’ultimo carbonaio di Taormina”. Marco Parisi che, avvicinatosi da qualche anno al mondo pizza e dell’arte bianca è già diventato un pizzaiolo ben noto nella vallata, Gianluca Sozubir che dell’arte bianca è un maestro pizzaiolo su Giardini Naxos, dove é anche proprietario di un locale molto noto, dove si potrà presto, DPCM permettendo gustare la “ Vastedda Cunzata”. Infine Carlo Bucceri, un giovane taorminese che vuole ripercorrere tradizioni e ricordi del tempo vissuti con i nonni e i bisnonni.

Una vera e propria sfida la loro, ma condivisa anche da un movimento culturale internazionale: Roberto Abbate, fiduciario della condotta Slow Food Alcantara Taormina ha sposato il progetto di ricerca fin da subito perché, dice Santoro che, vi ha ritrovato dentro proprio i principi di buono, di pulito e di giusto.Ed è proprio nel rispetto di questi valori che si vuole riscoprire tradizioni perdute per salvaguardarne usi e costumi come quelle del Pane. Principi tra l’altro che rientrano dell’Enciclica Laudato si di Papa Francesco un documento per l’uomo e l’ambiente.

La Vastedda miciuffota” è una ricetta ricca di storia e usanze della valle del Chiodaro. Essa si infornava ogni volta che veniva fatto il pane…. Per riprendere questa tradizione delle vastedde e del pane di casa sto utilizzando il mio lievito madre. – Commenta Santoro– Prodotto già prima del lockdown da una base di miele, che è prodotto nella vallata nella zona detta Mancusi, molto ricca di Castagneti, il profumo che ne scaturisce è veramente particolare ed intenso, ci è stato donato da un apicoltore locale, da sottolineare che non è l’unico prodotto in zona, si trova anche un millefiori, sempre raccolto nella vallata che sa di fiori di montagna, erbe e spezie.”

La “Vastedda miciuffota”- puntualizza Santoro– nulla ha a vedere con quella di Enna se non per il nome vastedda che altro non è che la definizione di pane fatto in casa. Tra le molte zone in cui si produce la Vastedda infatti Enna è una di quelle.Anche se in realtà viene fatta in maniera diversa da quella Muciuffota che ha una forma rotonda e un buco in mezzo, vedi foto, il peso è tra i 400gr e i 500gr, rimane non molto alta, circa 5/6cm e con una circonferenza di circa 20 cm. Mentre quella Ennese prodotta da una cooperativa fondata nel 1976 dal Professore Antonino Tusa, pesa circa un chilo e sempre anch’essa di forma tonda circa 20 cm e di 7 cm l’altezza cotta anche essa in forni a legna (Cit e Fonti Dal Libro “L’Italia del Pane” Editore Slow Food).

Author: Irene Galati

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