“Lo straordinario sbarco di Don Giovanni D’Austria” nel segno della continuità … e delle polemiche

La tradizionale manifestazione, nella sua XII edizione targata 2020, è andata in scena “senza se e senza ma”. Nonostante le condizioni meteo avverse e la forte ondata di maltempo che ha colpito la città dello Stretto, nel corso della giornata di ieri, l’evento storico dedicato al tradizionale sbarco di Don Giovanni D’Austria, si è tenuto, in barba a quelle che sono state le difficoltà atmosferiche e logistiche che, di fatto, hanno creato non pochi disagi in seno alla location prescelta, ovvero il Forte San Salvatore, al netto impraticabile, e soprattutto hanno contribuito alla perdita di gran parte dell’attrezzatura utilizzata per la messa in onda della manifestazione. Se ci pensate, una vera e propria catastrofe che poteva essere evitata e, magari, rimandata ad una bella giornata di sole. Ma non importa: ciò che realmente conta è stato aver rispettato i canoni della “continuità” , storica e sociale, che tanto è stata messa da parte durante tutto questo periodo di pandemia da coronavirus; una continuità che altro non è che “il simbolo di una città che non si arrende” , come si legge nella nota stampa integrale.

Stesso discorso è valso anche per lo straordinario carro votivo della Vara che, ahimè, per quest’anno non potrà sfilare nel giorno di ferragosto. A tal proposito, qualche giorno fa, è stato lo stesso consigliere comunale Salvatore Sorbello a chiedere al sindaco Cateno De Luca, di esporre la Vara a Piazza Duomo, come da rito, nella sua versione integrale e, quindi, compresa di ogni sua parte, fino a tutto il mese di settembre, affinché possa essere ancora una potenziale attrattiva turistica, sempre nel rispetto (attenzione) delle normative anti-covid. Una soluzione che, secondo Sorbello, non verrebbe incontro solo all’enorme fetta di fedeli devoti a Maria Assunta, ma soprattutto ad “un ritorno economico e di immagine per la città di Messina da non sottovalutare”. Continuità oppure opportunità d’immagine? Entrambi i concetti potrebbero tranquillamente camminare a braccetto, se non fosse che l’Amministrazione comunale, in accordo con la Curia di Messina, abbia già optato per l’esposizione in Cattedrale della sola parte sommitale del carro, cioè il simulacro del Cristo che sorregge la Madonna Assunta che potrà essere visitato dal pubblico negli orari prestabiliti. Una decisione che lascia l’amaro in bocca a molti, poiché si sarebbe potuto fare molto di più.

Ma torniamo all’oggetto del nostro discutere. L’edizione 2020 dello sbarco di Don Giovanni D’Austria si è svolta senza la presenza del pubblico, nel nel rispetto delle normative anti-contagio, con un corteo storico in costume, ridotto nel numero per evitare assembramenti, la cui sceneggiatura è stata interamente curata dall’architetto Nino Principato. Il progetto, nel ricordare la storica battaglia Navale del 1571 e commemorata a Lepanto il 7 Ottobre, vede ogni anno coinvolte autorità istituzionali di molti paesi (Grecia, Germania, Isole Canarie, Spagna, Venezia, Gaeta) nella realizzazione di conferenze, manifestazioni ed eventi culturali di vario genere. In epoca NoCovid, la manifestazione dura tre giorni che hanno il loro culmine nel Corteo Navale del Mediterraneo, il momento più emozionante nel quale prendono parte unità navali istituzionali ed imbarcazioni storiche delle marinerie messinesi e calabresi. Quest’anno il momento dichiarato tra “i più emozionanti” è stato rappresentato dalla tradizionale cerimonia dello sposalizio del mare, officiata da Don Andrea Di Paola, delegato dalla curia e dall’assessore Vincenzo Caruso, in rappresentanza dell’amministrazione comunale. Tutto questo sarebbe dovuto avvenire in versione live streaming, ma le pessime condizioni meteo non hanno agevolato questa nobile iniziativa, rendendo di fatto impossibile una diretta fruibile ai cittadini messinesi, che non hanno potuto godere, seppur dietro una parete virtuale, dell’emozione dell’evento-simbolo di una rinascita culturale che, ricordiamo, è stato reso possibile grazie ai finanziamenti messi in campo da partner pubblici e privati, in primis il Comune di Messina, in sinergia con gli Istituti civili e militari e Associazioni culturali e di Protezione Civile di Messina, l’autorità portuale, la corporazione piloti, l’associazione rimorchiatori, il gruppo ormeggiatori, il Gruppo Caronte e Tourist, Allianz assicurazione di Damiano Malfi, Allianz assicurazione agenzia Salonia ed i partners di rete. Di fatto, un supporto economico che ha permesso di mettere in piedi una manifestazione che sarà visibile al pubblico da casa soltanto in differita e per chi, semmai, sarà nelle condizioni di poterla vedere.

Secondo quanto si apprende dal comunicato stampa integrale, alla cerimonia hanno partecipato: per la rappresentazione scenica, il personaggio del Don Giovanni D’Austria è stato interpretato dall’attore Mauro Failla; l’associazione Culturale Pro Mili San Pietro – Gruppo di rievocazione storica per i popolani; Pippo Oliveri, Orazio Badia, Pippo Cafiero, Pippo Pizzuto, Gabriele Schifilliti, Lillo Centorrino per il Senato della Nobile Città di Messina; Nunzio Barbera per Giuseppe Francesco conte di Landriano, Stratigò della Nobile città di Messina; Pippo Castorina per Sua Eccellenza Mons. Giovanni Retana, Arcivescovo e Archimandrita di Messina e Felice Currò per il monaco Domenicano; Filippo Faillaci per Abate Francesco Maurolico, astronomo, matematico, cosmografo, fisico, geografo, scienziato, storico e letterato messinese; Saro Sardo per Gianandrea Doria, comandante della flotta genovese al servizio della Spagna; Umberto Costa per Marcantonio Colonna, capitano generale della flotta pontificia e luogotenente generale di Don Giovanni d’Austria; Filippo Cavallaro per Sebastiano Venier, comandante della flotta della Repubblica di Venezia; Nino Prisa per Agostino Barbarigo, provveditore generale dell’armata veneziana e luogotenente del comandante Sebastiano Venier; Gruppo Storico “Associazione Marduk” di Rometta. Il pubblico ridotto ha poi assistito al concerto dell’Ottetto d’Archi Siciliano, diretto dal Maestro Orazio Baronello, con la Soprano solista Giulia Greco, offerto dal Gruppo Caronte e Tourist. A conclusione dell’evento, non è mancata la dimostrazione culinaria che ha messo a confronto alcuni piatti tipici della cucina veneziana con quelli della cucina messinese, grazie allo chef stellato veneziano Giuseppe Galardi e curata da camera di Commercio, Fondazione Its Albatros, NonsoloCibus, l’associazione nazionale Cuochi. Il tutto è stato officiato dalla presenza degli assessori alla cultura Vincenzo Caruso e dello spettacolo Francesco Gallo.

Insomma, una vera e propria manifestazione di tutto punto, alla faccia del maltempo ed alla faccia anche della straordinaria bomba d’acqua che si è abbattuta su Messina proprio in quelle ore o poco prima, creando non pochi e gravi disagi alla circolazione, allagamenti lungo le vie cittadine e causando una grossa frana sulla Panoramica dello Stretto, dove si è temuto anche per la vita di due persone, rimaste intrappolate dal fango, a bordo della propria auto. Ci si chiede se tutto questo possa mai passare in secondo piano o giustificare un evento in nome della continuità storica e sociale di una città.

Dello sbarco del Don Giovanni D’Austria, come anche della Vara esposta a Piazza Duomo, avrebbe potuto godere di presenza anche il pubblico, sempre nel rispetto delle normative anti coronavirus, con percorsi di sicurezza, assicurati dal personale della Polizia Municipale e di quella Metropolitana, con i volontari ed un’aliquota di Polizia e Carabinieri, per far rispettare il distanziamento. Il tutto arricchito da una giornata soleggiata.

Che dire, tutto frutto di un’annata sfortunata, quella del 2020. Ci rifaremo l’anno prossimo.

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Author: Redazione Messina

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