Barcellona, suicidi in carcere. Padre Insana:”Non funziona il sistema”

A soli 20 anni si è tolto la vita nell’ottavo reparto dell’ex ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto pochi giorni fa. Il sesto dal 2015 ad oggi. Proprio un vero bollettino di guerra, con il detenuto palermitano che ha deciso di farla finita. Ad accorgersi dell’accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria. Ma un’inchiesta interna chiarirà tutto. Padre Giuseppe Insana, presidente dell’Associazione di solidarietà Ca.S.A. ed ex cappellano dell’Opg, da sempre in prima linea dinanzi alle problematiche dei detenuti, fornisce una sua analisi, con tanta rabbia nella sua penna. “Ancora un altro suicido di un detenuto all’ottavo reparto della Casa Circondariale di Barcellona P.G., all’ATSM (=Articolazione di Tutela per la Salute Mentale ); Ha appena 20 anni, di Palermo, tossicodipendente, per rapina, in Osservazione; giunto a Barcellona da meno di quindici giorni; isolato in cella singola e sorvegliato a vista da un agente – scrive – L’ATSM è non è capace a curare; è illegale, disumana, in contrasto alla Costituzione come vuole la Sentenza n. 91 .2019 della Corte Costituzionale; come denunciato più volte nel passato.

 La motivazione vera del disagio non è dovuta alla carenza di personale di vigilanza o di sanità; ma al sistema, al modo di gestire. L’agente di polizia penitenziaria resta nella sua stanzetta; gli infermieri e il medico e lo psichiatra nell’ambulatorio Le persone detenute con patologia psichiatrica vivono chiuse dentro la sezione, in situazione di promiscuità (disturbo di personalità, insufficiente mentale, compensato, delirante perchè può rifiutare la terapia…) abbandonate e sole, dove domina l’ozio e la noia, dove si resta  da alcuni sempre a letto; dove spesso succedono aggressioni tra di loro e a volte anche nei confronti di operatori, autolesioni, tentati suicidi e anche suicidio, evasioni…. Solo qualcuno va, nele ore consentite, al passeggio.

Questi inconvenienti non avvengono per carenza di personale custodiale o sanitario, ma per il sistema evidentemente sbagliato; mancano le relazioni, l’attività riabilitativa (molto alte risultano le erbacce al campo sportivo; insignificanti gli incontri saltuari e con un piccolissimo gruppo di detenuti da parte dei tecnici di riabilitazione. Solo qualcuno esce, nelle ore consentite, al passeggio.

Anche alla Sezione femminile, dove sono ristrette attualmente nove donne, succedono i tentati suicidi.

Ci sono dei Colpevoli; le Istituzioni (la Sanità a cui è affidata la cura e l’Amministrazione Penitenziaria a cui è affidata la Sorveglianza) che ormai da anni sono a conoscenza della situazione insostenibile e non provvedono. A monte la Salute Mentale del Territorio molto carente nei servizi previsti dalla normativa. Da anni affermano l’importanza e l’urgenza di un Protocollo d’Intesa; ma ancora disatteso.Due persone con misura di sicurezza sono ristrette da mesi illegalmente nella Casa Circondariale di Barcellona.  .

Si sbaglia quando si attribuisce la colpa alla Legge 81.2014 sulla Chiusura definitiva degli OPG o alla mancanza di posti nelle REMS. Dopo anni spesso i Magistrati agiscono da soli, senza la collaborazione dei Dipartimenti di Salute Mentale con cui potrebbero concordare la pena in luoghi diverse dal Carcere, quali le Residenze Sanitarie, come suggerisce la Sentenza n. 91.2019 della Corte Costituzionale; mentre la REMS resta l’extrema ratio per le persone gravi e in fase acuta con misura di sicurezza per il solo periodo di gravità. Se i Centri di Salute Mentale del territorio avessero tutti i i Servizi previsti dalla normativa, le persone con disagio mentale solo raramente commetterebbero reato e resterebbe limitato il problema delle REMS e dell’ATSM. Giuseppe Insana

                                                                               

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Author: redazione

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