1981 – CRONACA

“Attentato a Giovanni Paolo ll”

Il 13 maggio del 1981 piazza San Pietro divenne il teatro di un episodio che difficilmente verrà dimenticato, ovvero l’attentato nei confronti di Papa Giovanni Paolo II.
Il tutto avvenne durante un normale mercoledì pomeriggio nel quale il Santo Padre stava per tenere la classica udienza generale con i fedeli.
Come il Papa era solito fare, stava attraversando la piazza San Pietro a bordo della sua Papamobile scoperta, quando venne improvvisamente raggiunto da due colpi di pistola che lo colpirono direttamente all’addome.

Dopo aver sparato, l’attentatore Mehmet Ali Ağca (tiratore esperto appartenente al gruppo fascista turco dei Lupi grigi), provò a fuggire cercando di far perdere le sue tracce all’interno della piazza gremita di persone.
Fortunatamente la sua fuga durò ben poco, infatti dopo aver perso la pistola, venne catturato dalle forze dell’ordine che lo arrestarono.

Giovanni Paolo II venne immediatamente soccorso dalle sue guardie del corpo e trasportato in tutta fretta al Policlinico Gemelli, dove venne subito portato in sala operatoria e dalla quale ne uscì dopo oltre 5 ore.

Incredibilmente dopo circa due anni il Papa volle incontrare di persona il suo attentatore all’interno del carcere, e quello che i due si dissero è ancora sconosciuto, se non per qualche frase riportata dallo stesso Santo Padre e poi da Indro Montanelli.

Infine Ağca, il 13 maggio del 2000, ricevette la grazia direttamente dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e venne estradato dall’Italia e condotto nel carcere di massima sicurezza di Kartal in Turchia.

Vermicino…la tragedia di Alfredino

Il 10 giugno 1981 Vermicino divenne il centro dell’interesse di tutti gli italiani per diversi giorni.
Infatti in quel giorno il piccolo Alfredo Rampi, di 6 anni, durante una passeggiata nella campagna, prima di ritornare a casa, senza accorgersene cadde all’interno di un pozzo artesiano profondo circa 80 metri e largo 28 centimetri.

I genitori, vedendo il figlio non rientrare a casa avvisarono subito le forze dell’ordine che si attivarono nella ricerche.
Venne scoperta la posizione del bambino solo dopo diverse ore, il quale era rimasto incastrato all’interno del pozzo ad una profondità di circa 60 metri a causa di una curvatura dello stesso.

I soccorritori iniziarono subito ad ipotizzare diverse soluzioni per provare a salvare la vita del bambino, per poi andare a puntare sulla realizzazione di un tunnel parallelo il quale avrebbe intercettato quello principale per poter così estrarre il povero Alfredo.

Purtroppo le operazioni furono davvero lunghe, e vennero commessi anche degli errori evitabili, ma non mancò sicuramente la solidarietà da parte di tutta la penisola, tanto che perfino l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini arrivò sul posto.

Gli esperti provarono diverse volte a calare dei volontari dentro il pozzo nel tentativo di estrarre il bambino, ma purtroppo senza risultati, riuscendo “soltanto” a raggiungerlo ma non a tirarlo fuori.

Infine il 13 giugno venne prima calato all’interno del pozzo uno stetoscopio per captare i battiti del bambino, ma purtroppo non venne percepito nulla, e successivamente una telecamera fornita dalla Rai che riportò le immagini del giovane Alfredo completamente immobile.

Il corpo senza vita venne estratto l’11 luglio da tre squadre di minatori della miniera di Gavorrano.

Questo tragico evento fu il primo nella storia italiana a ricevere una diretta televisiva non-stop da parte della Rai di ben 18 ore.

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Author: redazione

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